[Dai
testi dei libri di storia]
Le
antiche casate a cui appartenevano i maghi che aiutarono Venceslao
Vermeviola a fondare Boscobolla erano: Eulalia Falcobianco, Costantino
Lupogrigio e Guendalina Orsoblu'. Naturalmente pensavano
di proporre delle case con il loro nome, come gia' era successo
per Hogwarts, fondato solo pochi anni prima, ma Vermeviola aveva
altre mire.
Finito il progetto di Boscobolla, Vermeviola propose di costruire
la scuola al nord, dove le linee di magia bianca e magia nera che
attraversano il pianeta si intersecano con particolare violenza.
Fin
dalla preistoria quel luogo era stato riconosciuto come magico:
una tribu' di homo sapiens magicus aveva posto al centro dell'intreccio
delle linee di magia la grossa pietra caduta una sera d'estate dal
cielo, rimasta incandescente per molte settimane e in cui il vecchio
della tribu' credette di vedere il volto degli dei. Come tutti i
dei pagani esigevano un tributo di sangue, per questo ad ogni luna
piena veniva versato sopra la pietra il sangue di un giovane lupo.
Col passare dei secoli, intorno alla pietra vennero erette mura,
di canne prima di mattoni poi, il tetto di paglia venne sostituito
da una cupola e dipinti sempre piu' ricchi e raffinati ornarono
nel tempo le pareti e ad ogni luna piena sacerdoti versavano sopra
la pietra sangue di giovani uomini.
L'arrivo dei romani sconvolse gli antichi riti: disgustato dai sacrifici
umani, Mario Vimesius, il comandante della legione, ordino' lo sterminio
dei sacerdoti e fece interrare la pietra, ormai arrossata da secoli
di
sangue, a molti metri di profondita' nello stesso luogo dove era
stata adorata per secoli e per estirpare completamente il culto
della pietra trasformo' il suo tempio in una prigione in cui rinchiudere
i nemici di Roma.
Anno
dopo anno, la struttura originale del tempio venne stravolta dall'aggiunta
di nuove parti destinate a celle, Roma aveva molti nemici, e le
fortificazioni aggiunte gli diedero l'aspetto di un'imprendibile
rocca.
Una fredda sera d'autunno, due notti prima della luna piena, alcuni
soldati trascinarono davanti a Vimesius un vecchio, sanguinante
per i colpi ricevuti, con sporchi cappelli bianchi intrecciati con
rami di salice. Il comandante non fece fatica a riconoscere uno
degli antichi sacerdoti: "Pensavo di avervi fatti steminare
tutti" considero' ad alta voce Mario, con fare annoiato.
Il vecchio lo guardo' con occhi furenti: "Babbanius, tu non
puoi neppure cominciare a comprendere il potere
della Pietra" e sputo' saliva e sangue ai piedi del romano,
questi non si scosto' neppure, senza degnarlo di una risposta, ordino'
ai suoi uomini di gettarlo nella cella piu' profonda della prigione
fino al giorno in cui sarebbe stato giustiziato.
E quello fu' l'errore fatale di Vimesius: imprigionare uno degli
ultimi sacerdoti nella stessa cella in cui anni prima era stata
interrata la pietra: non esistono documenti ufficiali su quello
che accadde, l'unica cosa
certa e' che, due notti dopo, sotto una splendente luna piena, il
comandante e i pochi uomini rimasti, fuggirono in rotta verso il
sud.
La gente del luogo parlo' di urla terrificanti che provenivano dalle
mura stesse della prigione e di luci che tagliavano di netto il
buio; chi, il mattino dopo, ebbe il coraggio di avventurarsi fino
alla fortificazione, trovo' solo mura fumanti e l'odore nauseabondo
della carne umana bruciata. Di quello che avvenne la notte che la
legione romana fu' sconfitta, si avventurarono a raccontarlo solo
qualche leggenda che parlava di antichi dei irati, leggende cosí
prive di senso che nessuno le credette legate alla verita' e piano
piano, la pietra e la prigione vennero dimenticate.
Almeno
fino al giorno in cui Vermeviola, ancora ragazzo, aveva trovato
delle antiche pergamene in cui erano raccontate le leggende del
luogo e ne era rimasto folgorato, dopo molte ricerche aveva scoperto
il posto esatto dove le antiche rovine romane a malapena si scorgevano
tra la vegetazione.
Vermeviola senti' immediatamente la potenza magica emanare da quei
luoghi, da allora l'idea di costruire sulle antiche rovine romane
una scuola di magia, che avrebbe potuto sfruttare appieno l'energia
magica, divenne la sua ossessione.
Sfortunatamente per lui pero', Guendalina Orsoblu' aveva una vecchia
zia nata a pochi chilometri di distanza dal forte romano e aveva
raccontato alla nipote tutte le antiche leggende ormai dimenticate.
Guendalina non credeva a tutto quello che esse narravano ma sapeva
che in ogni leggenda c'e' un fondo di verita', percio' insisteva
per un diverso luogo ove erigere la Scuola ritenendo il sito troppo
instabile per insegnare la magia a
dei principianti, ma Venceslao era un parlatore raffinato e affascinante
e riusci' a convincerli tutti.
Ogni famiglia di maghi italiane contribui' finanziariamente alla
costruzione di Boscobolla, ognuno secondo le proprie possibilita':
i potenti Rosacroce diedero un'intera cassa di monete d'oro, i poveri
Vizzini solo alcune monete di rame, fieri di avere una scuola da
opporre a Hogwarts.
La
costruzione della scuola duro' sette anni, mancavano solo gli incantesimi
di protezione e poi sarebbe stata pronta ad accogliere gli studenti,
infatti, durante quei sette anni, Falcobiano, Orsoblu' e Lupogrigio
avevano girato in lungo e in largo per trovare studenti degni di
entrare nelle loro case, selezionati secondo quelle particolari
abilita' che ognuno di loro ritenevano più' importanti in
un buon mago o strega, e prendevano in giro Vermeviola che preferiva
seguire da vicino l'andamento della costruzione di Boscobolla: "Insegnerai
a delle classi vuote" lo prendeva in giro Costantino, ma Venceslao
si limitava a sorridere.
Per
eseguire gli incantesimi che avrebbero protetto Boscobolla da tutti
i suoi nemici, babbani o meno, i quattro maghi scesero nella stanza
sotterranea posta al centro della scuola, una stanza dove si trovavano
le
migliaia di colonne portanti, i quattro si misero in cerchio intorno
alla colonna centrale e iniziarono il rito di incantamento, proprio
nel momento culminante, in cui l'energia dei quattro si sarebbe
dovuta unire, Vermeviola fece un passo indietro tirandosi fuori
dal flusso magico che si richiuse sui tre maghi rimasti, questi,
presi di sorpresa non riuscirono a controllare il surplus di energia
che la defezione di Vermeviola aveva creato, solo Costantino ebbe
il tempo di lanciare un incantesimo, ma nessuno fece in tempo a
capire quale, neppure Venceslao.
L'eslosione fu' spaventosa, tale che la colonna venne spezzata in
piu' punti e dei tre maghi non rimase
assolutamente nulla, Vermeviola, scaraventato lontano, non aveva
che pochi graffi, si avvicino' alla colonna spezzata e, sorridendo
si avvio' ad aprire i cancelli di Boscobolla ai suoi, ormai solo
suoi, studenti.
FINE
|