Cronaca raccolta da MagaGabe

La morte di Vermeviola - 1
Dal Pensatoio di MagaGabe Bathaich

[Anno 1221 - Boscobolla]

Venceslao entro' nel Castello e scese di corsa la scala a chiocciola. Solo quando si ritrovo' nel suo laboratorio segreto sotterraneo, con la pesante porta chiusa a chiave alle sue spalle permise alla sua mente stanca di rilassarsi.
Il trattato tra Venezia e la Mongolia era stato firmato e ora Venezia gli doveva un favore...


[Anno 1223 - Palazzo dei Dogi, Venezia]

Gli stivali di cuoio di Venceslao risuonavano pesanti nei corridoi del Palazzo, e il Fondatore non si dava pena di evitarne il rumore. Era venuto il momento di riscuotere il favore.

Chi lo stava aspettando nella grande sala delle udienze non era il Doge, ne' una delle alte Eminenze della Repubblica. E questo indispose Venceslao.
"Il Doge e' indisposto," disse il magrolino emissario, vestito di nero. "Dovrete fare la vostra supplica a me."
Il Fondatore di Boscobolla si morse il labbro interno, strinse la mano guantata sull'elsa della spada e si avvicino' a grandi passi. "Vi avverto, ho un'eta' che voi neppure potreste concepire, e non amo ripetermi, quindi ve lo diro' una volta sola: non sono qui per una 'supplica', ma per riscuotere cio' che mi dovete. Dunque fate venire qui il Doge, ora."
L'emissario scorse gli occhi di ghiaccio nascosti dalle profonde rughe del Fondatore. Per un attimo si chiese quale fosse la reale eta' di quello strano anziano che portava senza sforzo apparente l'armatura pesante di un cavaliere, ma poi un'altra domanda - ben piu' inquietante - si fece posto nella sua mente, spingendolo ad andare a chiamare il Doge: come aveva fatto a parlare senza muovere le labbra?
Mentre osservava il magrolino emissario correre fuori spaventato, Venceslao sorrise: non era mai stato un occlumante all'altezza di Eulalia, ma con certe menti deboli era fin troppo facile!

Quando usci' sull'imbarcadero, qualche ora dopo, Venceslao era moderatamente soddisfatto. Boscobolla sarebbe stata un'isola della Repubblica nel territorio conteso del Sacro Romano Impero. Ma per lo meno in quel modo ne' l'Impero, ne' il Papato sarebbero riusciti a mettere le sue grinfie sulla scuola... per un po'.


[Anno 1239 - Palazzo del Duca di Baviera]

"E cosi' sei stato scomunicato?" chiese il Duca all'Imperatore.
Questi rise di scherno. "Oh, gliela faro' pagare a quei..."
"Perdonate, Vostra Maesta'..." interruppe un servitore. "C'e' un cavaliere che vuole vedervi."

Pochi minuti dopo Federico II approfittava dell'ospitalita' della grande sala da ballo del Duca per ricevere il cavaliere.
Senza armatura, ma imponente, nonostante il viso visibilmente solcato dai segni dell'eta'.
"Venceslao Vermeviola," esordi' Federico. "La vostra reputazione vi precede!"
Il Fondatore sorrise inchinando leggermente la testa. Un gesto che aveva imparato da Guendalina e che metteva a proprio agio i potenti, facendo loro abbassare le difese. "Voi mi lusingate, Maesta'."
"Pensavo di essere passato inosservato per questa mia brevissima vacanza dal mio amico Duca..." disse Federico versandosi del vino.
Vencelsao si strinse le mani dietro la schiena, alzando leggermente il mento. "Certe voci corrono in ogni angolo della civilta', Maesta'."
"E anche *voi* le avete sentite."
"Anche *noi*, si'."
"Cosa vi porta al mio cospetto, Vermeviola?" chiese Federico senza indugiare oltre.
"Abbiamo un nemico comune," rispose Venceslao, altrettanto diretto. "Da decenni il Papato tenta di espugnare la nostra scuola, cosi' come tenta di espugnare il vostro regno."
Federico annui'. "Comprendo la necessita' del Papato di cercare la conquista... ma... *un* castello sperduto in chissa' quale recesso delle Alpi e per di piu' invisibile ai *nostri* occhi... mi pare una preda troppo difficile da valerne la pena." L'Imperatore si avvicino' al mago, socchiudendo gli occhi. "A meno che dentro quel vostro Castello non nascondiate qualcosa di prezioso..."
"Qualcosa che potrebbe darvi un grande aiuto negli anni a venire!" concluse Venceslao fissando gli occhi avidi dell'Imperatore.
"Quindi mi proponete un patto?" chiese la testa coronata.
Venceslao soppresse un sorriso. Era incredibile quanto i babbani fossero manipolabili. Lui comprendeva bene la sete di potere, ma l'esperienza dei suoi oltre cento anni di vita adulta gli aveva insegnato che il potere senza la conoscenza non valeva nulla. Annui' per il piacere dell'Imperatore e indolci' ulteriormente la pillola. "I nemici dei miei amici sono miei nemici," disse. "Boscobolla ha bisogno della vostra protezione dal Papato, e in cambio io vi insegnero' come rendere invisibile agli occhi dei nemici la vostra residenza..."
"Questa non e' la mia residenza!" si affretto' a dire Federico a bassa voce.
"La residenza che mi indicherete," si corresse Venceslao.
L'Imperatore sembro' ponderare la richiesta. "Per proteggere un castello soltanto..."
"E il villaggio vicino, Borgobolla," aggiunse il Fondatore.
"Basteranno pochi uomini." continuo' il coronato. "E voi mi assicurate che nessuno potra' mai vedere la mia residenza?"
Venceslao scosse la testa. "A meno che non sia un mago," disse. E aggiunse in fretta. "Ma i maghi saranno vostri alleati, Maesta'."

E con quell'alleanza, suggellata da una stretta di mano, Venceslao Vermeviola si assicuro' per altri lunghi anni che il Papato restasse fuori dai suoi affari magici.


[Anno 1250, 14 dicembre - Castello di Boscobolla]

"Federico II e' morto!"
"Cosa?" Il vecchio Venceslao si alzo' dalla sua scrivania con uno scatto da far invidia al suo giovane luogotenente.
Il giovane mago gli porse una pergamena. "E' appena arrivata dalla Puglia!"
Venceslao lesse in fretta e le rughe profonde del suo viso parvero diventare ancor piu' profonde.
"Cosa facciamo, Maestro?"
Il Fondatore alzo' gli occhi su Giuseppe Lievore, detto il Bepo, il prediletto dei suoi allievi, colui che condivideva l'ardore dell'ambizione e la brama di conscenza come nessun altro prima. Colui che due anni prima, a soli diciassette anni appena diplomato a Boscobolla, vi era tornato come insegnante di Incantesimi. La sua bravura con gli incantesimi non verbali era tale da aver sconfitto gia' diverse volte Venceslao. Peccato che gli sfuggisse ancora la precisa arte delle Pozioni, della quale Venceslao era Maestro indiscusso.
L'anziano Fondatore di Boscobolla sospiro'. "Combattiamo," disse a Bepo. "Perche' l'Ecclesia ora non ha piu' ostacoli e verra'!"


[Anno 1250, 15 dicembre - Castello di Boscobolla]

La neve fuori dal Castello cadeva copiosa e attutiva i rumori dei ferventi preparativi. Avrebbe anche rallentato l'arrivo dell'Ecclesia, dato che ricopriva da giorni l'intera valle. Il vento teso del nord aveva ghiacciato gli strati piu' profondi, rendendo impraticabili i sentieri di montagna. Ma i maghi non avevano bisogno di sentieri. Le scope, le passaporte, i camini delle cucine e soprattutto gli incantesimi di apparazione erano piu' che sufficienti a farli muovere. In quello avevano un vantaggio.
Venceslao ordino' a Bepo di insegnare a tutti gli alunni, di qualsiasi classe fossero, gli incantesimi piu' potenti, ma non quelli senza perdono. E a tutti gli altri insegnanti ordino' di scegliere gli incanti e gli argomenti che avrebbero permesso agli studenti di trasformarsi in soldati.
Ma la cosa che sia studenti sia insegnanti impararono di piu' in quei pochi giorni era la lotta con la spada e il pugnale. Non si poteva escludere il corpo a corpo, soprattutto se un mago veniva privato della bacchetta.
Con l'aiuto di due studenti tra i piu' abili, Venceslao preparo' inoltre una pozione speciale, che avrebbe avuto tre diversi effetti: avrebbe attutito il dolore delle eventuali ferite, ne avrebbe aumentato il tempo di rimarginazione (comprese le ferite causate da eventuali maledizioni), e inoltre avrebbe permesso di rimanere senza nutrirsi per una settimana. I "soldati" di Boscobolla avrebbero combattuto senza dare tregua a qualsiasi armata il Papato avesse deciso di mandare.
Quando il gufo da Padova arrivo', comunicando che la citta' era stata attraversata dall'armata dell'Ecclesia, Bobscobolla era pronta.


[Anno 1250, 23 dicembre - Castello di Boscobolla]

"La berrai anche tu, Maestro?" chiese Bepo entrando nella Torre dell'Osservatorio, dove Venceslao era andato a scrutare l'orizzonte di quella notte stellata. In lontananza, oltre i tetti scuri di Borgobolla, si scorgevano i falo' dell'Ecclesia.
Il vecchio mago si volto' verso il suo luogotenente che sgrano' gli occhi.
Le rughe del Maestro erano sparite, i capelli raccolti in una lunga coda sembravano aver ritrovato l'antica forza e brillavano biondi alla luce delle stelle. Gli occhi erano gli stessi, ma una luce diversa vi brillava. La luce del vigore.
Venceslao aveva di nuovo quarant'anni.
"Ne ho bevuta un'altra," disse.
"Capisco," disse Bepo in tono triste intuendo che il suo Maestro aveva bevuto la pozione alla quale aveva lavorato da tutta una vita. Una pozione che ringiovaniva, ma cosi' potente che la nuova giovinezza veniva bruciata nel giro di pochi giorni, portando a una morte veloce e piena di sofferenze.
"Non ti crucciare," disse Venceslao. "Non sara' la pozione a uccidermi domani."
"Maestro..."
"Ascoltami con attenzione. La scuola ha resistito per 115 anni, grazie alle alleanze strette in questi decenni con le potenze di quest'area tormentata," disse il Fondatore. "Ma d'ora in poi non sara' facile. Domani dovro' dare fondo a tutta la mia potenza per mandare un messaggio forte e lo faro'. Ma tu... tu devi promettermi due cose."
"Maestro, io non vorrei..." Bepo aveva gli occhi lucidi.
"Ho gia' visto la mia morte. Tante volte," mormoro' Venceslao. Era vero. Pur non avendo le stesse grandi capacita' divinatorie di Guendalina, sapeva come e dove sarebbe morto.
"Il futuro non e' scritto nella pietra!" protesto' il giovane mago.
Venceslao sorrise alla lealta' del suo giovane pupillo. "Due promesse," ripete' il Fondatore. "Domani dovrai essere la guida per tutti, sul campo di battaglia. Dovrai essere il generale della nostra armata."
"Ma sono il piu' giovane e' sono certo che..."
"Nessun altro e' migliore di te!" sentenzio' Venceslao. "Domani lo diro' prima della battaglia. Dovranno seguire te! E lo faranno. Inoltre..." il Fondatore inspiro' profondamente. "Sarai tu a succedermi alla guida di Boscobolla!"
"Cosa? Io non..."
"Ho gia' lasciato disposizioni nel mio ufficio sulla Torre. Non discutere su questo. Dammi solo la tua promessa che farai di tutto per essere la migliore guida che Boscobolla abbia mai avuto..."
"Mai migliore di te, Maestro!"
Venceslao avrebbe voluto dirgli che invece sarebbe stato davvero migliore di lui, che non avrebbe fatto gli stessi errori dettati dalla cieca ambizione giovanile che avevano fatto di Vermeviola una leggenda da temere. Ma si limito' a sorridere.


[Anno 1250, 24 dicembre - Castello di Boscobolla]

Un sorriso che ripete' appena la luce dell'alba si insinuo' tra le cime degli alberi della Foresta delle Farfalle.
Borgobolla era deserta: i suoi abitanti si erano rifugiati nelle grotte di Monte Luco, per lasciare che l'armata dell'Ecclesia attraversasse la citta' senza fare vittime.
La vera battaglia si sarebbe svolta sulla spianata che si stendeva dalle mura del Castello fino ai sentieri che portavano a valle e che ora erano percorsi in salita e con fatica dai soldati dell'Ecclesia. Le loro pesanti armature avevano i rampini sotto gli stivali, ma non erano sufficienti a evitare rovinosi scivoloni sul ghiaccio.
Il vento teso gelava il ferro delle armature, che per i cavalieri piu' possenti diventarono prigioni ghiacciate ancora prima di giungere alla spianata. I cavalli erano stati lasciati a valle: impossibile portarli cosi' in alto senza rischiare di perderli tutti.
Solo due figure sembravano immuni alle difficolta'. Un semplice portastendardo e il Cavaliere Crociato a cui era accodato. Quando furono abbastanza vicini da essere scorti, gli abitanti del Castello si resero conto che erano due maghi: non camminavano. Levitavano scivolando al di sopra della neve senza mai toccarla.

Venceslao serro' la mascella. Il Cavaliere era il suo obiettivo primario. Focalizzo' la sua mente per cercare di carpire quella del nemico, ma si rese conto che l'altro doveva essere un bravo occlumante. Doveva modificare un po' i suoi piani.
"Maestro," disse Bepo. "Siamo pronti."
Il Fondatore annui', distogliendo l'attenzione dal Crociato. "Usciamo," disse semplicemente.

La battaglia prese fuoco quando il sole venne oscurato dalle nuvole. Il vento giro' all'improvviso e nel giro di qualche minuto la neve comincio' a cadere copiosa.
La maggior parte dei soldati dell'Ecclesia si stupirono del repentino cambio del tempo, ma il Crociato si rese subito conto che i maghi avevano fatto appello alle conoscenze di Meteomanzia per rendere il terreno difficile ai soldati babbani.
I maghi cominciarono a lanciare incantesimi, che come uno stuolo di frecce si abbatterono sui soldati dell'Ecclesia. La maggior parte pero', si esaurirono sullo scudo magico che il portastendardo aveva steso sul proprio esercito, puntanto il legno del vessillo verso il campo di battaglia come fosse una bacchetta magica.
Venceslao capi' subito e cerco' di lanciare uno schiantesimo focalizzato sul portastendardo, che venne pero' deflesso dal Crociato, che rafforzo' il protego sulla sua armata.
I babbani avanzarono, e alcuni di loro arrivarono vicini abbastanza da lanciarsi nei corpo a corpo con i maghi, che pero', avendo anche le bacchette a disposizione, potevano - a distanza cosi' ravvicinata - mettere a segno semplici incantesimi, sufficienti a tramortire gli assalitori.

Sotto la neve sferzante i babbani erano rallentati, appesantiti dalle armature e dalle cotte di maglia. I maghi, che si erano riscaldati con gli incantesimi di protezione, erano meno avvezzi al combattimento, ma anche meno provati dalle condizioni avverse del tempo.
Passo' meno di un'ora quando il Crociato si rese conto che le vittime tra i soldati dell'Ecclesia cominciavano ad essere troppe. Non faceva caso al fatto che i corpi a terra fossero vivi, e in fondo non gli importava. Era solo sicuro che sempre meno soldati del'Ecclesia stavano combattendo!
Doveva raggiungere i maghi che stavano scatenando la tempesta di neve.
Si disapparo'.
E con la sua sparizione una parte della forza del Protego cadde, permettendo ai maghi di contrattaccare in forze. La maggior parte dei soldati dell'Ecclesia cadeva per gli schiantesimi o per i petrificus, tanto che il campo di battaglia comincio' ad essere costellato di babbani vivi e addormentati o immobilizzati!
Purtroppo per i maghi la sorte era diversa. Quelli che cadevano, soprattutto i piu' giovani e meno esperti, finivano sul terreno colpiti dai fendenti delle spade. Anche se la pozione rendeva meno sensibili al dolore e impediva il dissanguamento, i maghi non riuscivano piu' a combattere e la sofferenza li assaliva.

D'un tratto la tempesta di neve cesso' e lentamente le nuvole si diradarono. Il vento continuava ad essere teso e gelido, ma quello era vento naturale e non indotto dalla magia.
Vencelsao capi' che l'insegnante di Meteomanzia e i suoi tre allievi dovevano essere morti. Si guardo' in giro, ma il campo di battaglia era ormai un caos dove solo lo scintillio delle armature faceva distinguere i nemici.
Abbatte' un cavaliere con un incantesimo ringraziando Costantino per avergli insegnato cosi' bene in passato, e si concentro'. Eulalia sarebbe stata fiera di lui perche' la concentrazione gli permise di trovare il portastendardo, penetrando nella sua mente con forza.
Nel momento in cui Venceslao attacco' mentalmente, il protego cadde e l'Ecclesia si ritrovo' di nuovo in svantaggio. La tempesta di neve poteva anche essere cessata, ma senza il protego i maghi potevano combattere al massimo della loro abilita'.
Quando Venceslao trovo' il cuore pulsante dalla mente del portastendardo, questi crollo' a terra, la testa tra le mani, in preda ad allucinazioni terrificanti.

 

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